Descrizione
Pallagallozzo e la figlia del re di Nunzio Cammariere nasce dai racconti del nonno Francesco, narrazioni orali di genere fiabesco convogliate dall’autore lungo una trama fantasiosa popolata di maghe e di fate, di carbonai e di regine, governata da astuzie e incantesimi, segnata da equivoci erotico-sentimentali e mancati riconoscimenti. I protagonisti si muovono tra il castello e la montagna, tra umili case di pietra e magnifici saloni, per realizzare lo scopo che l’autore condivide con i lettori:
«Il bene si trova dentro il cuore: bisogna custodirlo».
LIBRO TRADOTTO ANCHE IN LINGUA SPAGNOLA
Nota editoriale a cura di Isabella Gambini –
“Pallagallozzo e la figlia del re” di Nunzio Cammariere, pubblicato da Gambini
Editore con la prefazione di Cinzia Baldazzi e curato da Maurizio Cosentino,
nasce dall’incontro tra memoria, tradizione orale e immaginazione.
Tutto ha origine più di cinquant’anni fa, nei racconti del nonno Francesco Corsetti, che parlava
al giovane autore del mondo dei carbonai. Quelle narrazioni, ascoltate con meraviglia e incanto,
sono rimaste nella sua mente e nel suo cuore fino a trasformarsi, attraverso la scrittura, in una
storia sospesa tra il mondo reale e quello dell’incanto.
Tra memoria e immaginazione, la tradizione orale diventa così una narrazione dal sapore
fiabesco, nella quale le vicende dei carbonai si intrecciano con maghe e fate, regine e sovrani,
castelli e umili case di pietra, incantesimi, astuzie, equivoci sentimentali e mancati
riconoscimenti. La realtà quotidiana si apre alla meraviglia e l’invenzione accompagna il lettore
lungo un percorso ricco di sorprese.
Al centro della novella c’è l’amore, inteso non soltanto come sentimento tra i protagonisti, ma
anche come amore familiare, fraterno e comunitario. Accanto ad esso emergono solidarietà,
generosità e perdono.
Il contrasto tra la corte e il mondo dei carbonai – uomini che pur vivendo nella fatica e nella
semplicità, sono capaci di aiutare senza chiedere nulla in cambio – diventa anche una riflessione
sul valore autentico delle persone. La loro dignità nasce dalle azioni, generosità e dalla capacità
di prendersi cura degli altri. Chi occupa una posizione elevata non è necessariamente colui che
possiede maggiore valore, mentre chi vive ai margini può rivelarsi decisivo nei momenti più
difficili.
La storia suggerisce che il bene non conosce gerarchie e che ciò che conta davvero è ciò che si è
capaci di fare per gli altri.
Anche il riconoscimento assume un significato profondo. Identità nascoste, errori, separazioni e
incomprensioni attraversano la vicenda fino alla possibilità di riconoscere finalmente l’altro e di
ricostruire legami spezzati. In questo percorso il perdono diventa una forma di rinascita.
La magia delle fate, inoltre, accompagna il racconto secondo una logica semplice e suggestiva:
il bene compiuto può ritornare e generare altro bene.